Story-telling stones

Se dovessi associare una immagine alle giornate passate al mare, questa sarebbe sicuramente l’immagine di me e Bambino chinati sulla riva a cercare.          Cercare cosa non lo sappiamo mai in anticipo, ma non torniamo mai a mani vuote. Conchiglie, sassi, vetrini di mare (i “vetriti”: copyright mio nipote, neologismo ormai acquisito nel linguaggio comune da me e Bambino), pietre, ami da pesca, piccoli galleggianti, legnetti dalle forme strane…

Ormai abbiamo svariate bottiglie e vasi pieni dei “tesori” rubati alle spiagge della Liguria, dove spesso passiamo le nostre giornate estive, fuggendo dalla calura della pianura in cui viviamo.

Arrivati a casa, svuotiamo gli zaini e guardiamo e riguardiamo quei pezzetti duri, il frutto del nostro “saccheggio” e, a volte, proviamo a capire quali storie raccontano. Alcuni raccontano di comuni bottiglie verdi andate in frantumi sugli scogli, altri cocci raccontano invece storie più originali, di piatti preziosi caduti in mare dopo naufragi di antiche navi, di anfore i cui pezzi sono stati restituiti dalle onde con parsimonia. Passiamo un sacco di tempo, io e Bambino, a tirare fuori da quei pezzetti di vita vissuta storie degne di essere raccontate.

Poi arriva Papà a riportare tutto a una dimensione meno romantica.

Io (sognatrice)“Guarda! Sarà un pezzo di un qualche antico manufatto… Si vedono ancora le lettere AD… staranno forse per anno domini??

Lui (brutale) “Ma va! Sono le lettere centrali di mADe in China!”

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2 risposte a “Story-telling stones

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