Teddy bears

Gli Orsacchiotti. La saga dei Teddy Bears è un vecchio libro che ho consultato per scrivere l’introduzione alla mia tesi di laurea. Non sono sicura che sia ancora in commercio, ma se lo trovate in qualche mercatino dell’usato non esitate ad acquistarlo. L’autrice è una collezionista inglese che in questo libro, ricco di informazioni e illustrazioni, ha ripercorso la storia dell’orsacchiotto.

Nato agli inizi del secolo scorso, il teddy bear è ancora oggi non solo il giocattolo più amato dai bambini di ogni generazione, ma anche uno dei più frequenti protagonisti della letteratura, della cultura e della fantasia degli uomini.

Gli orsi sono, in natura, animali selvaggi tanto feroci quanto possono esserlo le tigri e i leoni. Nonostante questo, in molte storie l’orso viene raffigurato come un animale talvolta bo­naccione ed emotivo, talvolta invece, un po’ tonto e stupidotto. Questi tratti caratteri­stici, che compaiono in più di un ciclo di storie provenienti da paesi diversi, possono es­sere stati suggeriti dalla frequente presenza di orsi danzanti, mostrati nei circhi o portati in giro nelle città da domatori itineranti. Questi animali erano spesso vestiti in modo buffo e veniva loro insegnato a muoversi a tempo di musica e a salutare con la zampa, allo scopo di divertire un pubblico composto soprattutto di bambini.

In Inghilterra, una delle più antiche testimonianze di storie con orsi come protagoni­sti è la tradizionale The Three Bears, oggi meglio conosciuta come Goldilocks and the Three Bears. Questa storia, oltre ad es­sere una delle prime in cui si parla di orsi, è anche uno dei primi esempi in cui i personaggi principali sono animali che conducono una vita familiare scandita da abitudini umane, come quella di abitare in case, cucinare i cibi e di dormire in letti.

Tuttavia, un vero e proprio boom dell’orso nella letteratura per l’infanzia in Inghilterra si ebbe solo nel XX secolo, con la comparsa nel mondo letterario dei due celebri orsi Pooh (vi rimando al bellissimo post di Michela) e Paddington e delle strisce cartoon dell’orso Rupert sul Daily Express nel 1920. Que­sto fenomeno non è certo casuale: fu agli inizi del secolo, infatti, che i fanciulli comincia­rono a venire a contatto con l’orso nella sua forma più “innocua”: il Teddy Bear, appunto. Questo giocattolo amatissimo dai bimbi, soprattutto nell’Europa settentrionale, vide la luce agli inizi del ‘900. Fin dalla sua prima comparsa sul mercato ebbe un enorme successo giun­gendo persino a mettere in ombra il ruolo privilegiato della bambola nei giochi delle bambine. Non è un caso che, sia Winnie-the-Pooh, sia Paddington, furono ispirati dai giocattoli preferiti rispettivamente del figlio di Milne e dei figli di Bond.

La grande popolarità dell’orso nella produzione di letteratura per l’infanzia, a partire dal primo ventennio di questo secolo, può essere dovuta a fattori diversi.

In primo luogo, riferendosi a queste produzioni letterarie e ai Teddy Bears, l’uso del termine “orso” è improprio, in quanto si dovrebbe proprio parlare di “orsacchiotto”: non si tratta infatti di un orso adulto, ma di un cucciolo, nel quale gli elementi di forza bruta e ferocia sono allo stato latente; il bambino vede l’orso come un altro bambino, solo un po’ meno scaltro di lui e spesso da proteggere proprio come fanno gli adulti nei suoi confronti. Questo è il tipo di rapporto che si crea tra Christopher Robin e il suo “orso di poco cervello” e tra i fratelli Brown e lo strano orso peruviano che essi trova­rono su una banchina alla stazione londinese di Paddington (in una lounge della stazione, una statua in bronzo dell’orso omonimo accoglie i viaggiatori di ogni età).

In secondo luogo, va notato che l’iconografia dell’orso nel XX secolo ha un’importanza fondamentale nell’influenzare l’immaginario del bambino. Il più delle volte, infatti, l’orso raffigurato non è altro che la caricatura dell’orso vero e proprio come lo si può vedere in un libro di scienze naturali. Proprio come l’orso danzante, reso più docile dagli am­maestramenti e dalle movenze che ricordano quelle umane, l’orso delle storie di Milne, Bond, la Tourtel e tanti altri è un orso a misura di bambino: epurato dalle sue caratteristiche ferine, non ha artigli che possano ferire, né fauci che possano divorare.

Per chi volesse approfondire con altre letture a tema consiglio anche: Masterpieces In Miniature. Teddy Bears (Gerry Grey, edizioni Apple) e L’Orso (Giorgio Coppin, edizioni Mondadori).

Con questo post partecipo all’iniziativa del VdL di Homemademamma (che non finirò mai di ringraziare per l’idea e alla quale faccio i miei auguri di pronta guarigione).

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6 risposte a “Teddy bears

    • Grazie a te e benvenuta.
      Credo che le biblioteche e i mercatini dell’usato siano ormai gli unici posti dove si può trovare il libro. In inglese si trova anche su internet, ma sempre nell’usato.
      Monica

    • Anche da noi vanno forte, cara Stefania! Ho conservato in ottime condizioni persino il primissimo orsetto che ho ricevuto in dono da bambina. Mi sa che è cimelio da mercatino dell’antiquariato ormai… 😉

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