Online

4 febbraio 2013 (1)

“Cari genitori, la pagella di Bambino e di tutti gli alunni della Scuola è online. La procedura per visualizzarla è semplice. Venite a scuola e chiedete alla collaboratrice scolastica di consegnarvi la busta con la vostra password. Collegatevi poi al portale e seguite la procedura indicata. Se avete difficoltà, andate in segreteria dove vi faranno la stampa della scheda”.

Questa, in soldoni, la comunicazione della Scuola di Bambino ai genitori ansiosi (o meno) di conoscere la valutazione intermedia del primo quadrimestre. La prima pagella, insomma.

Siamo una famiglia 2.0 (o come si dice. Io mi sa che devo ancora scaricare qualche aggiornamento…), quindi non abbiamo avuto problemi con la *procedura*. Qualche click sul Mac di Marito et voilà, la pagella appare sullo schermo. Un altro click ed eccola stampata.

Va bene il risparmio, la dematerializzazione e il progresso, ma io mi sento derubata. Mi hanno tolto un rito a cui volevo prendere parte. Io volevo la fila fuori dall’aula ad aspettare di ricevere dalle mani della maestra la pagella di Bambino. Io volevo gustare il momento dell’attesa in corridoio, prima di essere accolta dal sorriso della maestra (la pagella non era male!) una volta entrata nell’aula dove mi attendeva. Io volevo avere tra le mie mani il documento azzurro-grigino da portare a casa per guardarlo e commentarlo tutti insieme, firmarlo e riportarlo alla Scuola per poi averlo con noi, per sempre, alla fine dell’anno scolastico.

Io ho ancora tutte le mie pagelle: mia mamma le ha conservate con cura, come si fa con le cose importanti; mi basta prenderle in mano e sfogliarle per rivivere le emozioni che mi hanno dato nel riceverle, dalla prima elementare alla 5^ liceo.

Quello che invece abbiamo noi oggi è la stampa casalinga su un foglio A4 di una tabella con dei numeri che nascondono la storia scolastica del primo quadrimestre di Bambino. Niente maestra sorridente, niente spiegazione delle storie dietro ai voti e di cosa vuole dire, ad esempio, l’aggettivo “adeguato” alla voce *comportamento*. Niente colloquio alla consegna. Niente consegna, a dirla tutta!

E io mi sento di non aver vissuto in pieno un momento topico della vita di mio figlio.

Magari per il secondo quadrimestre mi organizzo e stampo il documento su una pagina azzurro-grigina comprata apposta. Ma non sarà comunque la stessa cosa.

Marito ha già chiosato tutta la questione con un: “Sei antica!”. E’ vero, sarò antica, ma le emozioni di certi momenti non hanno tempo né età. Io mi sento emotivamente dimezzata. Mi manca un pezzo.

Bambino ha provato per la pagella la stessa emozione che prova quando la stampante sputa fuori un foglio con su un’immagine di Peppa Pig da colorare. Peppa, pagella…vengono tutti fuori dallo stesso posto. Niente rituale, niente emozione. Routine tecnologica.

Era la tua prima pagella, Bambino, cavolo! Tu non lo sai, ma il progresso ha derubato anche te.

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9 risposte a “Online

  1. Dopo aver letto il tuo post mi rendo conto di quanto invece io sia stata fortunata. Ho avuto tutto: la coda davanti alla classe a chiacchierare con qualche altro genitore, l’abbraccio della mitica maestra che adoro e mi adora, la scorsa veloce alla pagella e parlare di tutt’altro che non sono i voti i nostri problemi, la firma a casa a rimirare il bel documento (che però non è azzurro ma giallo ocra) che sarà poi nostro a fine anno. E’ la quinta volta che vivo questo iter e mi mancherebbe tantissimo! Io ti capisco benissimo, la tecnologia e l’efficienza non possono rubare tutta la magia 😦

    • Che invidia! Deve essere stato proprio bello. Da insegnante ho vissuto tanti momenti di consegna della pagella e avrei tanto voluto vivere come mamma il *mio* momento e sentirmi fortunata anch’io come ti sei sentita tu. Credo che un po’ di magia se la sarebbe meritata anche Bambino, visto che era la sua prima pagella. 😦
      Un abbraccio,
      Monica

  2. oltretutto ricevere la pagella fisicamente era pure un modo per incontrare la maestra, per chiacchierare con gli altri genitori durante l’attesa, per entrare un po’ a far parte del mondo scolastico dei figli, e per capirne una parte importante che diversamente non si conoscerà. la mancanza non è tanto la stampa in sè di un pezzo di carta (semplicemente, ci sarà un nuovo metodo di archiviazione, su hard disk), quanto l’interazione con tutti gli altri agenti del mondo scuola.

    • Esattamente. Ecco, è tutto quello che hai descritto tu che mi è mancato: i rapporti umani che un genitore dovrebbe portare a casa, insieme alle cifre scritte nelle colonne dei voti. Io ho avuto solo le cifre (belle, ok, però…).
      Fa parte del gioco del progresso. Peccato.
      Un abbraccio,
      Monica

    • Solo per le elementari del nostro circolo. Non so in altre scuole. Nella mia scuola media, la pagella è stata una stampa A4, ma almeno il genitore doveva venire a ritirarla a scuola facendosi una chiacchierata con il coordinatore di classe sull’andamento didattico disciplinare dell’alunno/a, poi la portava a casa, la firmava e la riportava a scuola. Sarà pure stato un A4, ma accompagnato dal calore dei rapporti umani…
      Benvenuta nel mondo delle *antiche*! 😀

  3. Sai che io avrei preferito il vostro metodo?
    E proprio per evitare la coda davanti dall’aula, con genitori ansiosi e che fanno a gara a chi avrà la pagella più bella ( manco fosse loro).
    I sorrisi delle maestre? Si! Ci si sono stati, ma avrei preferito non vederli.
    Avere un bambino con DSA non è facile, anche quando devi ritirare la pagella.

    • Conosco i problemi di quei genitori con bambini con DSA che non riescono a trovare un alleato nella scuola. Credo che le problematiche siano molteplici e spesso si risolverebbero con un po’ di preparazione, un po’ di buon senso e la capacità di parlarsi in modo efficace. La ricetta sembra semplice, ma non lo è nell’esecuzione.
      In un certo senso io e te abbiamo avuto la stessa esperienza di cui parlavo nel post: ci è mancato il calore umano, che deve sempre stare alla base dei rapporti fra le persone, a maggior ragione fra genitori e insegnanti.
      I comenti degli altri genitori mi capita spesso di ascoltarli in altri momenti e le loro elucubrazioni inutili le ignoro: ho imparato a sintonizzare il mio ascolto solo sui commenti intelligenti. Come insegnante cerco di essere sempre empatica, professionale e obiettiva (ho molti alunni con DSA e la maggior parte di loro va benissimo in inglese, grazie ad una sinergia di rapporti tra le diverse componenti genitore-alunno-insegnante-genitore).
      Come mamma, ho sviluppato quello che chiamo “ascolto selettivo”. 😉
      Grazie di essere passata. Seguo sempre il tuo blog e la tua presenza qui mi rende felice.
      Un abbraccio,
      Monica

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