Tic Toc Time

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Hickory dickory dock

The mouse ran up the clock

The clock struck one

The mouse ran down

Hickory dickory dock.

C’era un tempo in cui, oltre alle figurine per completare gli album Panini (io avevo, tra gli altri, quello di Heidi, mio fratello quello dei Calciatori degli anni ‘70), tra bambini ci scambiavamo libri e fumetti. Io ero un’avida lettrice degli uni e degli altri.

Bambina C., mia compagna di banco alle elementari (oggi amica e collega), in quarta mi prestò un suo libro in cambio di uno mio. Il mio era Bambi, rilegato con tavole illustrate a colori, il suo un paperback con qualche illustrazione in bianco e nero dal titolo accattivante: La Pendola Magica.

“Di cosa parla?”

“Boh… Di un bambino e di suo zio mago.”

“E’ bello?”

“Ma…sì…insomma… E il tuo Bambi?”

“Mi ha fatto piangere.” (come ho già detto, io sono stata traumatizzata dalla lettura di Bambi)

“Il mio non fa piangere: fa un po’ paura”.

Stanca di riversare su libri che parlavano di animali ammazzati da crudeli cacciatori, lacrime e singhiozzi precursori di un vegetarismo convinto, mi sono portata a casa il librettino.

E’ vero che avevo una sola decina d’anni, ma il librino (divorato in un solo giorno di lettura ininterrotta!) di paura me ne ha fatta tanta.

Gli ingredienti c’erano tutti:

  • Suspence: “Bene, mi ero appena trasferito in questa casa che mi resi conto che c’era qualcosa che non andava. C’era come una specie di silenzio in ascolto. Poi lo sentii.
  • Mistero: “Che fine aveva fatto l’altra finestra? Forse che Zio Jonathan andava in giro la notte a cambiarle? Era molto strano.
  • Magia: “ – Sei anche tu uno stregone? – […] Zio Jonathan lo guardò con uno strano sorriso sulle labbra – Se ti dicessi di sì, la cosa ti spaventerebbe?

L’eroe di questa storia è un bambino (Lewis Barnavelt) orfano, come il bambino de Le Streghe di Dahl, o Harry Potter. Gli adulti di riferimento sono uno zio e la sua amica, persone un po’ eccentriche dedite alla magia buona.

La narrazione giunge al climax con un giretto al camposanto locale dell’eroe-bambino che, visto che nello sport è una frana, cerca di impressionare l’amico a cui tiene molto con una magia. Finisce così col resuscitare il cattivo, morto che più morto non si può, facendo precipitare gli eventi e mettendo in pericolo se stesso, i suoi cari e il mondo intero.

Fanno da sfondo un’America dei primi anni cinquanta dove, senza l’ingombrante e rumorosa presenza della TV, si gioca a baseball, a carte (magiche) o a scacchi e si fanno suonare organetti meccanici che ripetono musiche ad libitum, grazie al tasto “Continua all’infinito”.

La versione italiana del libro (prima BUR, poi Mondadori) non sarà facile da trovare in libreria, ma è ancora reperibile in qualche mercatino del libro usato e nelle biblioteche. La versione originale invece, è facilmente reperibile sia in librerie specializzate, sia online.

Una nota curiosa: i due bambini protagonisti fanno incursione nel cimitero “alla vigilia di Ognissanti”. Incredibile ma vero, l’edizione che posseggo, piuttosto vecchiotta, traduce ‘Halloween’ (della versione originale) con “Ognissanti”: d’altra parte in Italia Halloween si festeggia (forzatamente, come già detto in un altro post) solo da pochi anni.

Altro particolare, il titolo del libro nelle diverse edizioni italiane è cambiato. Quella avuta da bambina (BUR) aveva come titolo “La Pendola Magica”, mentre quella che potete trovare oggi (Mondadori) ha come titolo “La Pendola Stregata”. Il titolo originale The House with the Clock in its Walls mi sembra comunque più azzeccato.

Il libro è stato il primo di una serie di libri scritti da John Bellairs a partire dal 1973 che vedono protagonista Lewis Barnavelt, impegnato in avventure dove il ragazzino si trova a dover affrontare forze magiche malefiche e distruttive.

I fans di Harry Potter troveranno probabilmente pane per i loro denti, anche se, ancora una volta, la qualità di Le Streghe di Roald Dahl è lontana mille miglia.

La pendola stregata, John Bellairs, Mondadori 1988.

Il post partecipa al VdL di Homemademamma e approfitto per fare a lei e a tutte le Donne l’augurio di un mondo senza più insulsi “otto marzi” da festeggiare, perché una donna è degna di festa e soprattutto rispetto ogni giorno.

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9 risposte a “Tic Toc Time

    • I cortometraggi dell’orrore con Vincent Price sono stati i catalizzatori dei miei incubi in gioventù, però il libro mi ha fatto molta più paura. Ho riprovato la sensazione di paura dell’infanzia anche in questo periodo in cui l’ho ripreso per leggerlo (in originale) ai miei studenti in classe.

  1. Inutiile dire che Le Streghe sono già nella prossima lista di lettura … ci stiamo disintossicando da Potter 🙂
    Adesso aggiungiamo un nuovo possibile amico libro da brivido!

  2. Pingback: Venerdi’ del libro: Il bambino bilingueHomemademamma | Homemademamma·

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