Gorgeous Georgians?

HH

Alle medie le mie insegnanti di lettere cambiavano ogni quarto d’ora, per non ricordo quali motivi di salute.
La mia insegnante delle superiori insegnava storia leggendo interi paragrafi del libro adottato, come se stesse recitando una nenia mononòta e ci raccomandava di sottolineare a matita tutto ciò che lei leggeva per poi studiarlo a casa per l’interrogazione. Va da sé che, forse, i validi motivi per non amare la storia non mi manca(va)no.
Nonostante all’università avessi un solo esame di storia (dato come ultimissimo!) nel mio percorso di studi, riuscii a riconciliarmi in parte con la materia, grazie al docente del corso monografico. Sarei stata ore ad ascoltarlo parlare: era bravissimo. Fu così che capii che il problema non era la storia, ma come mi era stata insegnata.
Il corso durò poco e il mio bel rapporto con la storia anche. I danni causati dai pessimi insegnamenti precedenti oramai erano irreversibili: in storia sono tutt’ora una bestia. Non ricordo date, né nomi, né luoghi; confondo tutto e tutti: la guerra dei due anni e le cento rose, o la guerra delle Rose e quella dei 100 Anni?
Poi, un giorno, in un mercatino delle pulci mi è capitato fra le mani un paperback sgualcito, dal titolo Irosi Irlandesi. Confesso: sono stata attratta dalla copertina, ma, smentendo il famoso proverbio che dice “never judge a book by its cover”, ho scoperto di avere acquistato un libro sulla storia dell’Irlanda che si è rivelato…ehm…non troppo noioso (aggettivo che, purtroppo, io associo ancora a tutto ciò che è “storia”). Accattivante, farcito di sense of humour, fatti storici documentati, simpatiche illustrazioni e quiz che venivano in aiuto allo studio: il librino si faceva leggere volentieri e riuscivo anche a divertirmi imparando qualcosa.
Fu allora solo una breve, fugace passione quella per quel testo della serie Brutte Storie, scritto da un tal Terry Deary e illustrato da un tal Martin Brown a me totalmente sconosciuti.
Il mio amore per questi libri è cresciuto poi attraverso altri canali.
Qualche tempo fa, durante le ore strappate al sonno notturno, cercavo nella rete qualcosa sull’epidemia di peste a Londra nel ‘600 per una lezione a scuola.
Qualche secondo su Google, alcuni minuti su Youtube e mi sono presto ritrovata a canticchiare questo motivetto molto catchy che fa:

“First you feel a little poorly,
And then you start to swell,
Then you start to spit some blood,
And then you really smell.
Then you know it’s time to ring your funeral bell.
Along comes Mr Death, And swishes you to hell!”

Sembravano i Monty Python adatti anche ai più piccoli, ma il nome della serie televisiva segnalato dal video rimandava proprio alla serie dei libri di cui sopra: ero entrata nel mondo delle Horrible Histories. Questo è infatti il nome inglese della serie dei testi di Terry Deary, che in seguito ho acquistato a chili, tra cui la meravigliosa guida di Londra (London: Gruesome Guides), grazie alla quale ho scoperto cose sulla mia città del cuore che nessun libro di storia (a scuola) mi aveva mai insegnato.
I libri ve li consiglio tutti (anche gli activity books), anche se siete più portati per la storiografia tradizionale, anche se siete bravissimi/e docenti di storia, soprattutto se avete una certa passione per il British [black] humour. In inglese si leggono abbastanza facilmente, con un buon dizionario, se si considera che l’autore li ha pensati per alunni delle scuole inglesi. 😉
Pur essendo questo un post per il Venerdì del Libro, che l’instancabile, meravigliosa Paola porta avanti anche in queste bollenti giornate estive, vorrei spendere due parole sulla serie televisiva.
Voluta da Deary stesso, era apparsa alla BBC in forma di cartoni animati nel 2001, ma senza riscuotere grande successo. Nel 2009 viene invece trasmessa sul canale digitale, la CBBC, la prima delle 5 serie di sketches più amati dagli abitanti della terra di oltremanica, interpretati da bravi (e amatissimi, come vere star) attori britannici.
Fatti storici fedelmente raccontati e documentabili vengono presentati in forma di parodie dei grandi format televisivi (alcuni conosciuti anche da noi, altri tipicamente inglesi) o rivisitazioni di film, documentari, telegiornali, persino le previsioni meteo (spassosissima la parodia nell’episodio delle Crociate).
A casa nostra siamo diventati tutti Horrible Histories dipendenti (Bambino compreso): abbiamo su DVD tutte le 3 serie, la quarta è in arrivo.
Gli sketches, in inglese ovviamente, non sono sempre facilmente comprensibili da un punto di vista linguistico: a seconda del personaggio interpretato, gli attori parlano in inglese con forte accento straniero caricaturato o con un marcato accento locale (molto cockney, ma anche tanto accento scozzese e inglese del nord): i sottotitoli però possono venire incontro per evitare alcune delle difficoltà. Le canzoni (nella sezione Savage Songs) sono uno spasso.

A proposito di fatti recenti, che entreranno nella storia, il Royal Baby l’hanno poi chiamato George. Ebbene sì: è stato chiamato come il fratello di Peppa Pig.
In suo onore, concludo il post consigliandovi la visione di questo video.

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7 risposte a “Gorgeous Georgians?

  1. Coosco. Non questo in particolare, altri. Sono una serie FANTASTICA – non nel senso che inventano, anzi sono molto accurati storicamente (certo più di buona parte dei manuali di storia delle medie, ahinoi) – ma che sono davvero divertenti.
    Ora che ci penso non li ho mai segnalati ai miei alunni, e ho fatto male. Ma rimedierò, grazie di avermeli fatti tornare in mente ^__^

    • Hai ragione! C’è la serie delle Brutte Scienze che è altrettanto bella (a noi sono piaciuti i kit didattici), poi c’è la serie Brutta Geografia etc. Poi ci sono le biografie dei personaggi famosi e le guide delle città. I libri li si può trovare sia in italiano sia in inglese. Terry Deary ha curato solo la serie delle Brutte Storie (libri e DVD. In alcuni sketch appare persino tra i protagonisti). Ai ragazzi piacciono tantissimo (li ho testati sulle mie classi!) ;).
      Un abbraccio.

  2. Pingback: Recensioni libri adulti e bambini: il mistero di frankenstein | Homemademamma·

  3. Perché dovrei disapprovare?! Io non sono contro i giochi con il canone, coi codici, coi registri. E nemmeno contro altri mondi di raccontare. Semplicemente, penso che qualsiasi forma di adattamento debba essere ben fatta, intelligente, ben scritta e con cognizione di causa. E, soprattutto, debba avere un progetto dietro. Insegnare bene storia non è facile, e qualsiasi strumento accurato che consenta di cambiare e variare metodologia è ben accetto! Il problema con certi adattamenti di classici di letteratura giovanile a mio avviso è tutt’altro, e cioè che:
    1) Molti (non tutti, eh – Calvino ha raccontato l’Orlando furioso in modo tale da renderlo un romanzo splendido e di altissima qualità) sono mal fatti (per esempio quelli di Stilton sono terribili, e poco curati – del resto non c’è nemmeno un autore secondario che se ne prenda la responsabilità, visto che sono “riscritti da Geronimo Stilton”, cioè tradotto, sono redazionali, chi scrive, scrive e chi si è visto si è visto).
    2) Non sempre sono necessari: adattare Piccole donne, o Salgari, è ridicolo, perché sono già scritti in linguaggio ricco, ma semplice e pensato per arricchire in maniera adeguata un pubblico di giovani lettori. Adattare questi libri significa una cosa sola: impoverirli).

    Sulla stessa linea postmoderna della collana che segnali, ci sono un gruppo di ottimi video su youtube di un gruppo che si chiama “History Teachers”. Ne avevo parlato tempo fa da me (http://nemoinslumberland.wordpress.com/2011/01/13/canta-che-si-studia/)

    • Ciao ‘povna! Quando sul blog di Paola ho detto che forse non avresti approvato (era un timore soft, eh, niente di polemico) la mia paura era legata al fatto che tempo fa in un commento mi avevi scritto che tu preferivi una “storiografia più canonica” (https://thebookthecatandthetable.wordpress.com/2013/01/18/last-minute/ avevo recensito “Le Sei Mogli di Enrico VIII” di Antonia Fraser) e non essendo le Horrible Histories una storiografia “canonica”…
      In realtà è che sono io che ho problemi con la storiografia canonica e faccio ancora fatica a metabolizzarla! Quando la materia “storia” invece riesce in qualche modo a “rapirmi” mi piace assai!!!
      Col tuo pensiero a proposito degli adattamenti di classici della letteratura giovanile e il “progetto” Geronimo Stilton, qui sfondi una porta assolutamente spalancata! 😉 A mio figlio ho cominciato a leggere i classici fin da piccolo piccolo in edizione integrale: oggi ha 6 anni e mezzo e, tra gli altri, conosce già Dickens e Carroll. Ora la “favola della buonanotte” ( 😉 ) gliela sta narrando Jonathan Swift: stiamo infatti leggendo Gulliver, sera dopo sera. Ci metteremo un bel po’ di tempo, vista la mole del testo, ma cosa devo dire: dopo 2 pagine di Geronimo si metteva a sbadigliare e mi chiedeva di smettere per lasciarlo dormire, con Gulliver dopo la lettura di 10 pagine filate (e non filtrate) mi dice “Ancoraaaa!!!”.
      Tra gli altri motivi che ho per ringraziarti, lo faccio anche per avermi ricordato Salgari. Devo assolutamente recuperare i testi che ho ancora a casa di mia mamma (in realtà sono di mio fratello, ma lui li ha abbandonati là, i poveretti!!), visto che il mio bambino mi sembra orientato verso la letteratura che parla di viaggi avventurosi per mare, pirati e compagnia bella!
      Concludo ancora con un grazie, questa volta per i video da te citati (non avevo letto il tuo post e lo farò): non li conoscevo e potrebbero essere anche loro utili per le future lezioni a scuola. Ma oggi non c’è spazio per l’aggiornamento professionale: il mio quasi-settenne ha una vita sociale molto intensa e del genere che prevede ancora l’accompagnamento parentale! Rimanderò il tutto ai prossimi giorni (ahem…alle prossime notti!).
      Un abbraccio.

  4. Hai ragione, ma io credo che altra cosa sia la questione di codice (come nel caso, se ben capisco, di questi libri) e altra cosa di contenuto. Infatti anche allora, se ben ricordo, ti dicevo che lei era brava!

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