Come as you are

tortacioccolatocaterina

Come as you are significa più o meno “vieni così come sei”. L’ho usata perché funziona veramente così: alcuni ci arrivano con i sandaletti e la canotta estiva. Altri avvolti in sciarpone di lana. Altri ancora in tuta da ginnastica. Così come sono, entrano a far parte del Regno di OP.

Il Regno di Op è un blog meravigliosamente delicato, denso, intenso, scritto da Paola Natalicchio ed è anche il titolo del suo libro.

Ho scoperto per caso il blog, non ho mai commentato, ma sono spesso andata a leggerne i post che hanno per me un particolare significato. Perché io nel Regno, in uno dei vari regni di Op sparsi per l’Italia, ci ho lavorato per un anno. L’ho vissuto. Mi è entrato dentro, mi ha rivoltata come un calzino e ha cambiato la mia visione del mondo. Ho imparato a non dare per scontato più nulla, a gioire delle piccole cose e a non farmi più domande.

Avevo scelto quell’anno di accettare un posto di precaria per la scuola ospedaliera e da insegnante sono entrata in una dimensione di normalità straniata. La chiamavo scuola, ma era un mondo a parte: una bolla di plastica (a volte letterale) che teneva fuori quello che per me era sempre stato scuola fino a quell’anno. E teneva fuori anche ciò che gli alunni avevano fino ad allora chiamato scuola. Li chiamavo alunni, ma loro mi hanno insegnato molto più di quanto non abbia fatto io.

Credo che sia giusto conoscere le storie di chi nel Regno di OP ci ha vissuto, non importa perché né per quanto tempo, semplicemente per comprendere cosa sia la realtà di un reparto di cui fa paura persino il nome.

Credo sia giusto anche sapere che non ci sono solo i malati nel Regno. Prima di entrarci, ad esempio, io non lo sapevo. Non ci avevo mai pensato, io che venivo da fuori. L’autrice del blog presenta il suo libro definendolo: «un libro “di servizio” utile ad accendere un po’ di attenzione sulla nostra realtà di genitori di bambini oncologici. Senza paura e senza fare paura». Sta qui l’essenza del bisogno di scrivere: accendere un piccolo discreto riflettore su di loro, i genitori dei piccoli pazienti, che, sani, vengono chiusi in un reparto di ospedale cominciando a vivere una situazione personale drammatica, spesso fatta di sofferenza fisica e psicologica, di perdita dell’autonomia personale, di perdita del contatto sociale fra pari, di perdita del contesto socio-affettivo ed emotivo che era appartenuto loro fino al momento del ricovero dei loro figli. E anch’essi, vassalli del Regno, convivono col mostro, ma imparano cos’è la solidarietà vera, imparano a riceverla e a darla; imparano il vero senso dell’accoglienza e  il significato di fragilità che si fa forza per tutti: per i loro figli e per i figli degli altri che condividono lo stesso dolore, per se stessi e per i loro compagni di stanza, di reparto, a volte di calvario, a volte di vittoria. Genitori “in bilico” di “bambini in bilico” (Bruno Tognolini, nei commenti).

Io per un anno ho camminato con i calzari e la mascherina sul viso ogni mattina, insieme ai miei piccoli, grandi, meravigliosi studenti-sudditi temporanei del Regno. E insieme ai loro ancor più grandi, coraggiosi, straordinari genitori.

Se ne conoscete qualcuno, non perdete tempo a scrivere le vostre emozioni nei commenti affidati alla blogosfera. Parlate con loro, fateli uscire virtualmente con voi anche solo per il tempo di una telefonata o di un abbraccio nell’atrio del reparto, dove si sente odore di caffè e non di disinfettante.

La foto di apertura è un disegno di Caterina. So che ne sarebbe contenta.

Ringrazio Paola di Homemademamma per avermi ospitata questa settimana nel suo vdl

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2 risposte a “Come as you are

  1. Pingback: Lo spazio De agostini | Homemademamma·

  2. Ho scoperto questo blog credo un anno fa e ho letto la maggior parte dei post, quel dolore e quella forza di combattere sono meravigliosi. Non ho letto il libro ma posso immaginare sia come un ceffone in faccia e tu conosci bene la sensazione, avendola sperimentata in prima persona. Io ho vissuto due volte in reparti oncologico e, sebbene fossero tutti adulti, è stato molto pesante … davvero non posso immaginare lo strazio di dover mantenere viva la gioia di vivere in un bambino che si deve già confrontare con la battaglia più dura.

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