About me

“Would you tell me, please, which way I ought to go from here?”
“That depends a good deal on where you want to get to,” said the Cat.
“I don’t much care where…” said Alice.
“Then it doesn’t matter which way you go,” said the Cat.

                                                                                          L.Carroll, Alice in Wonderland
Non amo molto parlare di me. Vivo nella umida Pianura Padana con marito (aka Papà) Bambino & the cats. Tutti amiamo l’Italia, ma abbiamo un po’ di cuore inglese.
Il blog è nato da una esigenza professionale: dovevo capire il dietro le quinte di Bloglandia per un progetto lavorativo (a costo zero: insegno nella scuola pubblica italiana, yeah!).
Il titolo…beh…in origine doveva essere un altro, ma ho scoperto che un blog col titolo che avevo scelto esisteva già (ed era anche un bel blog!). Così ho cambiato il titolo (non ci ho messo molto, in realtà ho solo un po’ rivisto quello precedente, perché mi piaceva ed era adatto a ciò che aveva ispirato la mia entrata in Bloglandia) et voila. Sono qui. Ma non so fino a quando (!)
Monica

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2 risposte a “About me

  1. Monica, ho letto sul blog di Simonetta la Solita che sei anche tu una maestra dei bambini in Bilico, come un mio caro incredibile amico cagliaritano. Questo mese Andrea compiva cinquant’annil E’ un uomo basso (come molti sardi, come me) bello, con incredibili occhi celesti sotto incredibili sopracciglia fluenti da Mago, con un parlare lento e fortemente marcato dall’accendo cagliaritano, con gli eterni pantaloni post-fricchettoni senegalesi. Ecco la poesia che gli ho scritto (in questo caso, purtroppo, si son rese necessarie trenote a pie’ di pagina):

    FILASTROCCA DELLE MANI IN TERRA

    Per i cinquant’anni di Andrea Serra, amico, maestro elementare presso l’oncologia pediatrica di Cagliari, e vicedirettore dell’Ufficio Poetico del Festival Tuttestorie, maggio 2013

    Zingaro duca, spacciatore di speranza
    Che non è mai abbastanza
    LUNAMONDA! (1)
    Perché la porta via subito l’onda
    Bisogna darla con la faccia seria
    Mentre ridono zitti solo gli occhi
    Solo un po’ d’aria
    Nelle vite che tu tocchi
    Non è cosa di santi né di eroi
    Non è niente di speciale
    DUE BUOI!
    Normale, tu fai solo ciò puoi
    Fai il tuo lavoro
    Tiri il tuo carro
    Però ci vuole cuore di gaurro (2)
    E sguardo azzurro di cielo, lento e forte
    Per giocare a tzacca e poni con la morte (3)
    Ed abituarsi a prenderle
    TRE RE!
    Ce ne fossero molti come te
    E forse ce ne sono, chi lo sa
    Almeno dieci per ogni città
    QUATTRO SPAZZINI CON LE MANI IN TERRA!
    Tre sono re caduti piccolini
    Il quarto è un grande che ha scelto la sua guerra
    Il suo lavoro, i suoi doni ed i suoi danni
    Andrea Serra
    Maestro, cinquant’anni

    NOTE:
    1) “Lunamonda” è il gioco noto mente col nome di “Salta cavallina”: un bambino si china con le mani sulle ginocchia, gli altri lo scavalcano battendo con le mani sulla sua schiena. A Cagliari ogni salto era accompagnato da una figura, gesto o postura che si eseguiva nell’atterrare, e da una formula verbale che la presentava: “Due buoi”, “Tre re”, Quattro spazzini con le mani in terra”, “Cinque e una granata”; “Sei mosse”, etc.
    2) “Gaurro”, nel gergo dialettale cagliaritano “rozzo, insolente, volgare”.
    3) “Tzacca e poni” (picchia e metti): nel gergo dialettale cagliaritano, il gioco “Lo schiaffo del soldato”.

    Prendila, cambiando ciò che va cambiato, anche per te.

    Bruno Tognolini

    • Grazie, carissimo Bruno.
      La vita errante dell’insegnante mi ha oggi portata fuori dall’oncoematologia per entrare nella scuola “fuori”.
      Come il tuo amico, però, so quanto difficile è camminare a passi lievi negli spazi di queste scuole speciali, ma come lui so anche quanto cambia i cuori e le anime. Chi ha passato solo un’ora con questi alunni speciali sa quanto possono dare. Io ho imparato molto più di quanto io abbia insegnato. “Bambini in bilico”: lo sono davvero, loro, funamboli sospesi su una corda che qualcuno ha teso per le loro magre gambette e i loro occhi grandi, fissi verso un futuro che a volte sa di buio. E che bella espressione “spacciatori di speranza”. Hai ragione: spesso non è mai abbastanza, perché ce ne vuole tanta da dare ai bambini, ma anche ai loro genitori, alle loro mamme specialmente, che vivono questi momenti anch’esse vestite di pigiami che diventano più larghi ogni giorno.
      Ho sempre cercato la speranza. La speranza di non trovare più studenti in quelle stanze, la speranza di vedere quelli che vi erano arrivati andare via con una nuova luce sul viso e mille domani davanti ai loro occhi. A volte è successo. Altre volte no. E’ stato in quei momenti che avrei voluto sapere cosa dire, per confortare chi rimaneva e confortare me stessa. Invece mi sono ritrovata il più delle volte a fare i conti con un dolore che non aveva parole.
      Grazie per la poesia. La terrò cara e la leggerò tutte le volte che avrò bisogno di parole che scaldano l’anima; e la farò leggere a tutti i miei colleghi della scuola dei bambini in bilico.
      Un abbraccio fortissimo,
      Monica

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